[SBARRE VIRTUALI]

Da diversi decenni si parla di una riforma organica del diritto penale sostanziale.

Persino mio padre nella sua tesi di laurea, non solo denunciò con oltre vent’anni di anticipo il ritardo sulla riforma del codice di procedura penale (che fu attuata in effetti solo nel 1988), ma denunciò pure il ritardo (quello, invece, tutt’ora in corso) sulla riforma del diritto penale sostanziale.

È un tema che ho nel DNA

Ma serve davvero una riforma della giustizia penale?

Sì. Serve per diversi motivi, anche se qui appresso ne voglio affrontare uno, quello che guarda più di altri al futuro.

Ci sono termini ed espressioni che per molti ancora non vogliono dire nulla: ransomware,  cryptoware, trojan, darknet, phishing, personal data breach… Termini che sembrano non appartenere al nostro vocabolario giuridico, anche se lo spettro degli illeciti informatici che hanno reso necessario dare un’accelerata alla cyber security è il tema del momento… Ed è un tema che soprattutto noi avvocati non dobbiamo trascurare quando nella sfera penale si parla di “difesa tecnica”.

Perché quello che noi avvocati dobbiamo infatti capire, è che l’approccio difensivo che si deve avere davanti al mondo informatico e digitale non può essere lo stesso che si ha quando si assume una difesa tecnica per fatti compiuti nel mondo reale. È proprio un concetto completamente diverso.

Illeciti informatici hanno bisogno di una cultura giuridica informatica.

Non sarà più possibile – per dirla con un esempio – entrare nelle aule di tribunale sventolando le fotocopie degli screenshot dei telefonini e dei monitor dei pc.

Che il concetto giuridico di persona fisica e di personalità digitale, del resto, non coincidano più del tutto, è abbastanza intuitivo.

La criminologia informatica dovrà, quindi, diventare una materia di studio fondamentale per chi vorrà fare il penalista.

Dobbiamo del resto cominciare a renderci conto che anche nel linguaggio tecnico il sistema penale cambierà.

Quello che fino ad oggi – per stare ancora ad un altro esempio – è un “finire dentro”, diventerà presto una “restare fuori”. Quando, infatti, trasferiremo i nostri interessi economici e sociali definitivamente nel mondo web, la sanzione per chi li aggredirà, sarà quella di rimanere fuori dal mondo web. E già sappiamo oggi quanto l’essere bannati da un social sia …una pena.

Immaginatevi di stare per dei mesi fuori dal web senza poter gestire interessi sociali ed economici…

Insomma, per i criptocriminali che subiranno il ‘daspo’ digitale, sarà proprio la realtà, per certi versi, ad essere il carcere del futuro, un carcere effettivo anche se privo di sbarre.

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