[LA VIA DEI DATI]

A quasi tre anni dall’applicazione del GDPR, vi siete chiesti cosa sia davvero oggi la privacy?

Se lo chiedete in giro, alcuni vi diranno che è il diritto ad essere lasciati in pace, altri che è una fastidiosa complicazione. Per molti, tutto sommato, è anche un buon pretesto per ‘nascondersi’…

In ogni caso sono tutte opinioni che – da qualsiasi prospettiva le si analizzi – nascono da una visione antropocentrica del Diritto, hanno cioè una matrice che dovremmo dire ‘analogica’, per contrapporla a quella ‘digitale’ di cui ormai invece il Diritto non può più privarsi.

Ed è infatti per questa prospettiva ottocentesca dell’uomo, che forse non si è compreso appieno il valore del GDPR, da troppi considerato ancora una ‘rottura’ burocratica.

In realtà il GDPR è la prima vera normativa che cambia completamente la prospettiva del Diritto, perché segna il passaggio dal “diritto alla riservatezza” come componente della “personalità”, al “diritto al controllo dei dati” di cui si compone la “persona digitale”.

Il GDPR, in sostanza, è lo strumento di innovazione giuridico-culturale capace di trasferire dalla dimensione reale a quella virtuale il concetto di “diritto a circolare liberi e al sicuro”.

Del resto, è proprio grazie al GDPR che finalmente si passa dal diritto a chiudersi in uno spazio di intimità, riservatezza e anonimato, tipica della visione ‘reale’ della privacy, al diritto di controllare l’uso che gli altri facciano dei dati che ci identificano e qualificano, che invece caratterizza il mondo ‘digitale’ della privacy.

E non è affatto una sottigliezza, perché per chi ne ha compreso la portata, significa dare al mondo cyber l’opportunità di dotarsi finalmente di una forma e di una sostanza giuridiche che ancora non ha, ma soprattutto una forma e una sostanza giuridiche proprie.

E ciò è tanto più vero se solo si consideri che è in discussione sul tavolo dell’Europa la stesura del primo codice e-privacy, come legge specifica in materia di data protection per l’identità digitale.

Ma al di là di quello che avverrà nel prossimo futuro, o meglio, per essere preparati a quello che sta arrivando nell’imminente futuro, quello che adesso dobbiamo subito comprendere è l’opportunità di adeguarci quanto prima al nuovo standard del GDPR, non tanto o non soltanto per ragioni di compliance, ma proprio perché nel tracciare la via maestra per una legge organica sulla definizione della identità digitale e sulla sua tutela, il GDPR costituisce la pietra angolare dell’ordinamento giuridico del futuro che diventerà, appunto, il nostro standard.

Chiudo con una riflessione e un auspicio.

Se l’essere tutti uguali davanti alla legge poteva ormai sembrare una mera enunciazione di principio nel mondo reale, la via dei dati tracciata col GDPR sembra garantirci che davanti al web si possa un giorno essere davvero tutti uguali, nella misura in cui il futuribile ordinamento giuridico cyber sarà in grado di unire laddove la legislazione nel mondo reale tende ormai sempre più a dividere.

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