[L’ORA DEI FIGLI COSTITUENTI]

Vi ricordate, ubi societas ibi ius?

La nostra socialità ci impone di darci delle regole. Noi uomini di legge lo sappiamo benissimo dal primo giorno sui banchi del diritto.

Il problema è che oggi la nostra socialità è stata trasferita nel web, e l’accelerazione che l’emergenza sanitaria in corso ha dato all’uso dei social network e dei social media non può più lasciarci indifferenti.

Che ci piaccia o no, il processo è irreversibile: trasferiremo sempre più interessi economici e sociali nel mondo cyber, e avremo due vite parallele, una reale e una virtuale. Ma se, da un lato, la dimensione reale appare già parecchio in ritardo sulle modifiche legislative che quella virtuale impone, dall’altro, la dimensione virtuale ha ormai bisogno di una legislazione che sia tutta sua, e che soprattutto sia organica e completa.

Diventeremo cybercittadini, e delegheremo definitivamente i nostri profili virtuali ad interagire tra loro. Nasceranno nuove professioni, e nascerà una vera nuova new economy.

Per muoverci in un ambiente sicuro, serviranno allora regole certe, nel mondo web tanto quanto nel mondo reale. Non è più pensabile che un individuo compia operazioni nel mondo virtuale, sottraendosi ad un sistema predeterminato di regole che ne determinino la responsabilità. E dall’altro non è pensabile che soprattutto le libertà di espressione restino in balia dei proprietari delle piattaforme legibus soluti, quando ormai le piattaforme digitali svolgono un servizio pubblico irrinunciabile di utilità sociale ed economica.

Le piattaforme social, pertanto, devono diventare al più presto veri e propri ordinamenti giuridici chiusi, con tanto di organi rappresentativi; cittadini virtuali hanno bisogni di leggi, governo e giustizia, democratici, né più né meno dei cittadini del mondo reale.

I profili digitali devono diventare autentici e ufficiali, in modo che nessuno possa rinnegare la propria cyber identità per sottrarsi alle responsabilità delle azioni compiute all’interno del mondo web.

I preadolescenti – veri protagonisti della nuova era digitale – grazie a giochi interattivi online come Fortnite hanno ormai acquisito una naturale dimestichezza con l’uso delle skin, e sanno benissimo che il mondo web sarà il loro habitat naturale, per questo quando giocano sono terribilmente seri, come lo siamo stati anche noi, del resto, ai nostri tempi, quando giocavamo con la stessa serietà a guardie e ladri. Solo che troppi di noi, divenuti adulti, hanno poi dovuto fare i conti con le disfunzioni della Giustizia e con un mondo in cui, saltate le regole, hanno finito con lo spadroneggiare l’impunito, l’irresponsabile e il parassita.

Per questo è arrivato il momento dei figli costituenti, per un rinnovato patto sociale che sappia coniugare i valori della nostra tradizione giuridica con gli innegabili vantaggi del progresso tecnologico.

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2 risposte a “[L’ORA DEI FIGLI COSTITUENTI]”

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